Malattia di Alzheimer: nuove opzioni terapeutiche

Nov 28, 2023 | Ricerca e sviluppo

Dopo anni di ricerche infruttuose sulla malattia di Alzheimer, stanno emergendo due nuove sostanze per la terapia modificante la malattia: lecanemab dell’azienda farmaceutica Eisai e donanemab dell’azienda farmaceutica Eli Lilly. Il principio attivo lecanemab è stato autorizzato per il trattamento della malattia di Alzheimer negli Stati Uniti all’inizio di luglio. La decisione di Swissmedic è attesa non prima della metà del 2024. La decisione di autorizzazione per donanemab negli Stati Uniti è prevista per la fine del 2023.

Swiss Memory Clinics (SMC) considera positivi i risultati degli studi pubblicati finora. Tuttavia, i reali benefici e i rischi a lungo termine di questi farmaci contro l’Alzheimer diventeranno pienamente evidenti solo dopo l’autorizzazione all’uso diffuso.

Entrambi i principi attivi intervengono nel processo della malattia e rimuovono le proteine cerebrali tipiche del morbo di Alzheimer. Questo sviluppo rappresenta certamente una pietra miliare nella ricerca sull’Alzheimer e dà nuove speranze alle persone colpite dalla malattia. Tuttavia, l’euforia non è appropriata, poiché solo una parte delle persone affette da demenza può beneficiare di questo tipo di terapia e la progressione della malattia può solo essere ritardata. L’effetto clinico positivo osservato finora è moderato. Infine, i rischi associati ai trattamenti non devono essere sottovalutati. Inoltre, i costi del nuovo farmaco sono elevati: negli Stati Uniti, il prezzo di listino del lecanemab è di 26.500 dollari all’anno.

La consulenza e il sostegno alle persone affette da demenza rimarranno centrali. È quindi particolarmente importante che queste persone e i loro familiari possano contare su un supporto come la consulenza, gli interventi non farmacologici e altri servizi di sostegno. Le terapie non farmacologiche e le attività quotidiane adattate, come quelle offerte dalle sezioni cantonali dell’associazione Alzheimer sotto forma di passeggiate accompagnate, visite ai musei o gruppi di discussione, contribuiscono in modo decisivo al benessere delle persone affette da demenza.

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